| speciale Giovanni Paolo II |
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INTERVISTA A PADRE MAURIZIO LUISE sul tema: Giovanni Paolo II 1. Giovanni Paolo II introduce la Chiesa nel nuovo millennio. Un tuo primo pensiero su questo grande Papa. La Chiesa nel mondo ha visto cambiamenti epocali grazie all’azione evangelizzatrice di Giovanni Paolo II. Egli infatti si era imposto con tanta evidenza agli occhi dell’umanità, fin dall’inizio del suo ministero petrino, come colui che avrebbe irradiato nei vasti orizzonti della società odierna il Vangelo di Cristo. Tutti abbiamo presente come il suo parlare e il suo agire fu determinato da questa consapevolezza di essere il primo degli apostoli, così come volle il nostro Redentore quando disse a Pietro: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Queste parole sono state così eloquenti nell’andare di Giovanni Paolo II nel mondo annunciando la buona novella del Regno di Dio, toccando i cuori di tanti uomini di buona volontà , sia credenti che non. E abbiamo davanti ai nostri occhi i capovolgimenti storici che ha portato con sé. Noi oggi non facciamo tanto memoria di un uomo straordinario, piuttosto di un papa che ha guidato l’umanità verso quella verità che è Cristo Gesù. 2. Cosa hai apprezzato e cosa ti ha più entusiasmato di Carol Wojtyla come uomo. In un suo documento magisteriale l’ha espresso magnificamente dicendo che l’uomo in Cristo conosce l’uomo stesso. Lui mi sembra che in ogni occasione abbia dato dimostrazione come Gesù Cristo sia più vicino agli uomini di tutti i tempi più di quanto si possa credere. In effetti, ogni qualvolta ha avvicinato personalità del mondo politico, culturale, ecclesiale, ha saputo coinvolgere l’altro in un dialogo profondamente umano, caratterizzato dall’ascolto attento e dalla disponibilità generosa al servizio di quella verità ricercata dai tanti suoi interlocutori. 3. Secondo il tuo punto di vista perché ha così attirato l’attenzione dei giovani. Giovanni Paolo II non ha avuto paura di mettersi sul loro piano, sia con i gesti che con le parole, si è fatto uno di loro, in qualche modo si è messo nei loro panni come si suol dire. Ha saputo parlare al loro cuore con tanta determinatezza ed energia, nella verità, senza compromessi, ma guardando nel volto ciascuno di loro così come suoi amici e direi di più, come suoi figli, come credo abbia fatto nostro Signore quando ha posto il suo sguardo su quello dei discepoli e li ha invitati a seguirlo. Lui non si è lasciato intimorire dall’opinione comune che la Chiesa e il suoi discepoli chiedono con troppa esigenza di osservare delle leggi e delle regole ferree. E’ stato un annunciatore efficace della Parola che salva e realizza l’uomo, come il giovane, perché su di sé si vedevano chiaramente i segni della vitalità di questa parola annunciata. Lui era vivificato per primo da questa parola che è Cristo. 4. “Non abbiate paura” è stato il suo motto per tutto il suo pontificato. Alla luce del Vangelo e dei suoi insegnamenti,di cosa noi giovani non dobbiamo avere paura, e di cosa dobbiamo avere paura. Ci sono molte chimere che si presentano ad ognuno di noi come il toccasana della nostra società. Eppure ci accorgiamo che tutto quello che ci attrae spesso per un momento non lascia nel cuore quella piena soddisfazione che dovrebbe. Questo credo perché l’unica realtà che ci appartiene profondamente è il soprannaturale che si manifesta a noi attraverso la testimonianza evidente della parola di un Dio che si mette accanto a noi e ci parla con il nostro linguaggio più comune, da uomo a uomo, come ha fatto Gesù Cristo, e come ci ha reso testimonianza il nostro amato papa Giovanni Paolo II. L’ edonismo, il piacere, ad ogni costo soprattutto, e il divertimento senza confini etici non possono accompagnare le nuove generazioni verso la felicità autentica. Solo la coscienza di essere partecipi di un disegno superiore che guidi verso la piena realizzazione umana può rendere un giovane capace di utilizzare al meglio le sue qualità, non soltanto a beneficio di se stesso, ma di tanti suoi compagni di viaggio. 5. I suoi viaggi apostolici hanno portato il Vangelo in tutto il mondo, come si deve orientare la Chiesa nell’evangelizzazione oggi? Il punto di partenza e di arrivo di una nuova evangelizzazione ai nostri tempi credo debbano essere sempre caratterizzati da una spinta ad una testimonianza di una forte esigenza che il mondo ha di spiritualità e di vita arricchita dal senso di carità. Obiettivo primario quindi della Chiesa dovrà essere sempre quello di far sperimentare ai suoi interlocutori che Cristo li sta chiamando ad interagire con Lui per condurre il mondo verso il suo pieno compimento. L’umanità si attende un’esemplarità di vita cristiana, modellata su una profonda assimilazione del mistero della nostra fede, la comunione con Cristo Signore, e di conseguenza su una conformazione dell’agire che fa ripetere ai molti che ci guardano: questi sono veramente figli di Dio, sono autentici cristiani. I santi sono stati questi fari della carità di Cristo, che camminavano anche nel silenzio in questo mondo annunciando la verità e la giustizia del vangelo per i poveri e gli ultimi. Per questo la Chiesa avrà sempre un’opzione fondamentale per i più abbandonati, perché dimostrerà così di aver determinato la sua scelta di evangelizzazione seguendo l’esempio del suo Maestro che si è fatto povero per servire e non per essere servito, come Lui stesso ci ha detto. 6. Il primo Papa che avvia la comunicazione internet in Vaticano: come la Chiesa può sfruttare le nuove tecnologie ed educare all’uso di queste? Tutte le vie di comunicazione sono valide per far giungere il vangelo della vita a chiunque è in ascolto di questa verità che la Chiesa annuncia. La Chiesa si fa maestra dei popoli con ogni strumento che possa rendere efficace la sua evangelizzazione nel mondo intero. Ogni discepolo del Signore è chiamato a far parte di quel popolo che è evangelizzato e a sua volta è inviato in missione tra le genti per proclamare che Cristo è la nostra speranza futura. Egli è consapevole ai nostri giorni che tutto ciò che concorre al bene del prossimo può essere validamente utilizzato per il progresso di questa evangelizzazione capillare nelle società odierne. Il mondo ormai globalizzato ha bisogno di sentire unanime una voce sola che lo richiami alla giustizia e alla verità del suo mandato, di essere fermento per i suoi abitanti, esserne il fulcro dal quale far dipanare quel senso di benessere sia materiale e ancor più morale per tutti, che deriva dalla scoperta di un Dio Creatore e Provvidente. Gesù ci mostra la via per giungere a tutta l’umanità è questa è la Chiesa. La Chiesa quindi è artefice di una condensata carità che riversa verso tutti gli uomini di tutti i tempi e per questo non rincorre freneticamente un progresso tecnico fine a se stesso, bensì ricerca nella scienza e nella tecnica quegli strumenti validi ed efficaci affinché si raggiunga ogni individuo del panorama mondiale per rendere visibile il suo volto e rendere tutti un cuor solo ed un’anima sola, un suo popolo unito dalle distanze e dagli spazi immensi. 7. Lo sport e l’arte sue grandi passioni, come accostarsi in base al suo esempio ai valori che essi propongono?
8. Santo subito…
Credo essere
evidente come il suo contributo alla causa della santità della
chiesa e dei suoi discepoli abbia portato con sé un suo risultato
alla stessa causa di beatificazione del servo di Dio Giovanni Paolo
II. Egli per tutta la sua vita, dalla sua giovinezza fino al suo
ministero di Pietro, ha dato prova di autentica conformazione al
Cristo buon pastore. Sempre si è mostrato attento alle ispirazioni
dello Spirito Santo che durante questi anni ha guidato la barca
dell’apostolo prescelto a portarla verso la meta del suo
pellegrinare. Giovanni Paolo II ha dimostrato più volte, alla luce
della sua chiamata ad essere guida e maestro per tutti i credenti
nel mondo, di essere
UN MESSAGGIO FORTE
Il messaggio evangelico fu affidato agli apostoli e ai loro successori. Grande dono e grande suggestione se si pensa al fatto che anche noi, uomini del duemila, abbiamo la possibilità di ricevere questo messaggio da apostoli nostri contemporanei. La cosa più bella è pensare anche al fatto che si tratta di figure carismatiche e importanti alle quali ognuno di noi è legato per un motivo o per l’altro. Parlo naturalmente di figure come Giovanni XXIII e Padre Pio, parlo di figure come Giovanni Paolo II. La prima considerazione da fare è sicuramente quella di lodare Dio e di ringraziarlo per questi doni che ci fa, regalandoci questi grandi personaggi, uomini straordinari che ci aiutano a vivere la fede con maggior amore e con più coraggio.
Giovanni Paolo II ha rappresentato per noi giovani “Il Papa”. Dalla
nostra nascita fino alla nostra giovinezza lui è stato lì, figura
costante e mai assente che ci ha guidato ed ha rappresentato un
punto fisso del nostro percorso di fede. La sua grinta e la sua
determinazione accompagnata dalla sua forte fede e dalla sua immensa
vita interiore ,hanno rappresentato un modello, proprio quel modello
di santità a cui noi siamo chiamati. Ancora più vicino perché amava
fare le cose semplici che piacciono a noi, vale a dire: recitare,
cantare, farsi un bel bagno a mare, sciare. Ma la cosa più
affascinante è stata la grande unione tra queste e la vita
spirituale. Come dimenticare quelle sue meditazioni a mani giunte
sulla fronte durante le quali sembrava unirsi al cielo tanto era
piena e forte quella meditazione. Ci ha dato la forza di vivere nel mondo da cristiani, di “non aver paura” delle difficoltà, anzi di affrontare la società tenendo sempre presente la figura di Gesù e di mettere Lui davanti a noi come nostra guida. Il suo messaggio, carico di amore per tutti, compresi quelli che ci vogliono meno bene, ci aiuta ad affrontare le avversità in maniera diversa. Mi viene in mente la confessione del suo attentatore durante la quale, con amore paterno, gli teneva il braccio. Cercava di capire a fondo le motivazioni di un tale gesto e nello stesso tempo lo perdonava sia come persona che come fedele. Oggi l’immagine di quel braccio tra le sue mani ci grida forte “Convertitevi”, il suo pastorale in pugno ci grida forte “non abbiate paura”, il Vangelo in mano ci grida “non essere più incredulo ma credente” perché anche noi possiamo dire alla fine, come Tommaso, rivolti a Gesù : “Mio Signore e mio Dio”. Francesco Carlucci
CAPPELLA PAPALE NEL III
ANNIVERSARIO DELLA MORTE OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI Piazza San Pietro
Cari fratelli e sorelle! La data del 2 aprile è rimasta impressa nella memoria della Chiesa come il giorno della partenza da questo mondo del servo di Dio Papa Giovanni Paolo II. Riviviamo con emozione le ore di quel sabato sera, quando la notizia della morte fu accolta da una grande folla in preghiera che gremiva Piazza San Pietro. Per diversi giorni la Basilica Vaticana e questa Piazza sono state davvero il cuore del mondo. Un fiume ininterrotto di pellegrini rese omaggio alla salma del venerato Pontefice e i suoi funerali segnarono un’ulteriore testimonianza della stima e dell’affetto, che egli aveva conquistato nell’animo di tantissimi credenti e di persone d’ogni parte della terra. Come tre anni fa, anche oggi non è passato molto tempo dalla Pasqua. Il cuore della Chiesa è ancora profondamente immerso nel mistero della Risurrezione del Signore. In verità, possiamo leggere tutta la vita del mio amato Predecessore, in particolare il suo ministero petrino, nel segno del Cristo Risorto. Egli nutriva una fede straordinaria in Lui, e con Lui intratteneva una conversazione intima, singolare e ininterrotta. Tra le tante qualità umane e soprannaturali, aveva infatti anche quella di un’eccezionale sensibilità spirituale e mistica. Bastava osservarlo quando pregava: si immergeva letteralmente in Dio e sembrava che tutto il resto in quei momenti gli fosse estraneo. Le celebrazioni liturgiche lo vedevano attento al mistero-in-atto, con una spiccata capacità di cogliere l’eloquenza della Parola di Dio nel divenire della storia, al livello profondo del disegno di Dio. La Santa Messa, come spesso ha ripetuto, era per lui il centro di ogni giornata e dell’intera esistenza. La realtà “viva e santa” dell’Eucaristia gli dava l’energia spirituale per guidare il Popolo di Dio nel cammino della storia. Giovanni Paolo II si è spento alla vigilia della seconda Domenica di Pasqua; al compiersi del “giorno che ha fatto il Signore”. La sua agonia si è svolta tutta entro questo “giorno”, in questo spazio-tempo nuovo che è l’“ottavo giorno”, voluto dalla Santissima Trinità mediante l’opera del Verbo incarnato, morto e risorto. In questa dimensione spirituale il Papa Giovanni Paolo II più volte ha dato prova di trovarsi in qualche modo immerso già prima, durante la sua vita, e specialmente nell’adempimento della missione di Sommo Pontefice. Il suo pontificato, nel suo insieme e in tanti momenti specifici, ci appare infatti come un segno e una testimonianza della Risurrezione di Cristo. Il dinamismo pasquale, che ha reso l’esistenza di Giovanni Paolo II una risposta totale alla chiamata del Signore, non poteva esprimersi senza partecipazione alle sofferenze e alla morte del divino Maestro e Redentore. “Certa è questa parola – afferma l’apostolo Paolo – se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo” (2 Tm 2,11-12). Fin da bambino, Karol Wojtyła aveva sperimentato la verità di queste parole, incontrando sul suo cammino la croce, nella sua famiglia e nel suo popolo. Egli decise ben presto di portarla insieme con Gesù, seguendo le sue orme. Volle essere suo fedele servitore fino ad accogliere la chiamata al sacerdozio come dono ed impegno di tutta la vita. Con Lui visse e con Lui volle anche morire. E tutto ciò attraverso la singolare mediazione di Maria Santissima, Madre della Chiesa, Madre del Redentore intimamente e fattivamente associata al suo mistero salvifico di morte e risurrezione. Ci guidano in questa riflessione rievocativa le Letture bibliche appena proclamate: “Non abbiate paura, voi!” (Mt 28,5). Le parole dell’angelo della risurrezione, rivolte alle donne presso il sepolcro vuoto, che ora abbiamo ascoltato, sono diventate una specie di motto sulle labbra del Papa Giovanni Paolo II, fin dal solenne inizio del suo ministero petrino. Le ha ripetute più volte alla Chiesa e all’umanità in cammino verso il 2000, e poi attraverso quello storico traguardo e ancora oltre, all’alba del terzo millennio. Le ha pronunciate sempre con inflessibile fermezza, dapprima brandendo il bastone pastorale culminante nella Croce e poi, quando le energie fisiche andavano scemando, quasi aggrappandosi ad esso, fino a quell’ultimo Venerdì Santo, in cui partecipò alla Via Crucis dalla Cappella privata stringendo tra le braccia la Croce. Non possiamo dimenticare quella sua ultima e silenziosa testimonianza di amore a Gesù. Anche quella eloquente scena di umana sofferenza e di fede, in quell’ultimo Venerdì Santo, indicava ai credenti e al mondo il segreto di tutta la vita cristiana. Il suo “Non abbiate paura” non era fondato sulle forze umane, né sui successi ottenuti, ma solamente sulla Parola di Dio, sulla Croce e sulla Risurrezione di Cristo. Via via che egli veniva spogliato di tutto, da ultimo anche della stessa parola, questo affidamento a Cristo è apparso con crescente evidenza. Come accadde a Gesù, pure per Giovanni Paolo II alla fine le parole hanno lasciato il posto all’estremo sacrificio, al dono di sé. E la morte è stata il sigillo di un’esistenza tutta donata a Cristo, a Lui conformata anche fisicamente nei tratti della sofferenza e dell’abbandono fiducioso nella braccia del Padre celeste. “Lasciate che vada al Padre”, queste – testimonia chi gli fu vicino – furono le sue ultime parole, a compimento di una vita totalmente protesa a conoscere e contemplare il volto del Signore. Venerati e cari fratelli, vi ringrazio tutti per esservi uniti a me in questa santa Messa di suffragio per l’amato Giovanni Paolo II. Un pensiero particolare rivolgo ai partecipanti al primo Congresso mondiale sulla Divina Misericordia, che inizia proprio oggi, e che intende approfondire il suo ricco magistero su questo tema. La misericordia di Dio – lo disse egli stesso – è una chiave di lettura privilegiata del suo pontificato. Egli voleva che il messaggio dell’amore misericordioso di Dio raggiungesse tutti gli uomini ed esortava i fedeli ad esserne testimoni (cfr Omelia a Cracovia-Łagiewniki, 18.8.2002). Per questo volle elevare all’onore degli altari suor Faustina Kowalska, umile Suora divenuta per un misterioso disegno divino messaggera profetica della Divina Misericordia. Il servo di Dio Giovanni Paolo II aveva conosciuto e vissuto personalmente le immani tragedie del XX secolo, e per molto tempo si domandò che cosa potesse arginare la marea del male. La risposta non poteva trovarsi che nell’amore di Dio. Solo la Divina Misericordia è infatti in grado di porre un limite al male; solo l’amore onnipotente di Dio può sconfiggere la prepotenza dei malvagi e il potere distruttivo dell’egoismo e dell’odio. Per questo, durante l’ultima visita in Polonia, tornando nella sua terra natale ebbe a dire: “Non c’è altra fonte di speranza per l’uomo che la misericordia di Dio” (ibid.). Rendiamo grazie al Signore per aver donato alla Chiesa questo suo fedele e coraggioso servitore. Lodiamo e benediciamo la Beata Vergine Maria per avere vegliato incessantemente sulla sua persona e sul suo ministero, a beneficio del Popolo cristiano e dell’intera umanità. E mentre offriamo per la sua anima eletta il Sacrificio redentore, lo preghiamo di continuare a intercedere dal Cielo per ciascuno di noi, per me in modo speciale, che la Provvidenza ha chiamato a raccogliere la sua inestimabile eredità spirituale. Possa la Chiesa, seguendone gli insegnamenti e gli esempi, proseguire fedelmente e senza compromessi la sua missione evangelizzatrice, diffondendo senza stancarsi l’amore misericordioso di Cristo, sorgente di vera pace per il mondo intero.
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Giovanni Paolo II: Una vita straordinaria a cavallo tra due epoche
Karol viene battezzato il 20 giugno dal cappellano militare p. Franciszec Zac. Vive la sua giovinezza a Wadowice in via Rynec 2 (attualmente Koscielna 7, interno 4). Nel settembre del 1926 "Lolus" inizia il ciclo delle scuole elementari dimostrandosi subito un alunno modello. Il 13 aprile 1929, a soli nove anni, Josef perde la madre. Tramite le scuole elementari, nel giugno del 1930 è ammesso al ginnasio maschile di "M. Wadowita" dove, oltre che a dedicarsi alla poesia, inizia lo studio del Tedesco e di altre lingue. Il 5 dicembre 1932 muore di tifo il fratello Edmund, nel '34 affronta lo studio del Greco spinto da un suo insegnante, così si appassiona all'arte e soprattutto al teatro. Incomincia così a recitare su alcuni palchi a Wadowice, entra nello "Studio 38" e contemporaneamente si esibisce nella Casa Cattolica, dove declamerà alcuni suoi versi. Superati, il 14 maggio 1938, gli esami di maturità, si iscrive alla facoltà Jagellonica di lettere e filosofia. Quando la forza di occupazione nazista chiude le università, lavora prima in una cava di pietra (1948-1949) e poi in una industria chimica per potersi guadagnare da vivere e sfuggire alla deportazione in Germania.
Il 18 febbraio 1941 muore il
padre, e dal 1942 frequenta il seminario clandestino maggiore di
Cracovia. Il vescovo di Cracovia, Completa gli studi teologici e il 1° novembre del '46 viene ordinato sacerdote. Nel 1949 viene nominato vice parroco della parrocchia di S. Floriano e inizia ad insegnare a varie università polacche. Il 4 luglio del 1958 papa Pio XII lo nomina vescovo di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Nel '62 viene nominato Vicario capitolare e amministratore della diocesi e in tale veste partecipa al Concilio Vaticano II. Viene nominato arcivescovo di Cracovia e durante il concilio si distingue per alcuni interventi riguardanti la libertà religiosa e la dignità della persona. Così, il 26 giugno del 1967, Paolo VI lo nomina cardinale. Fa parlare di sé in Polonia in occasione della posa della prima pietra per la costruzione della nuova chiesa Hova Huta.
Alla morte di Giovanni Paolo I
(papa Luciani), Wojtyla partecipa al conclave nel quale viene eletto
pontefice. Prenderà il nome di Giovanni Paolo II.
Durante il suo pontificato -durato oltre 27 anni, viaggia in tutto il mondo riallacciando i rapporti della Chiesa con numerose nazioni. Il suo rapporto con i giovani è speciale tanto da istituire le giornate mondiali della gioventù alle quali partecipa sempre in prima persona.
Proprio il terzo di questi segreti rappresentava un uomo vestito di bianco che sale un monte verso una grande croce, con lui tanti vescovi e persone che muoiono sotto i colpi di arma da fuoco provenienti da uomini armati; anche quell'uomo "vestito di bianco" arrivato sotto la croce cadeva a terra colpito da questi proiettili. Il papa capisce che la Madonna, nelle apparizioni ai pastorelli di Fatima del 1917, si riferisce a lui e al martirio della chiesa durante il XX secolo. Consacra la Russia e il mondo al Cuore Immacolato di Maria così come aveva chiesto la Madonna ai pastorelli.
Muore sabato 2, aprile 2005 alle ore 21.37 nel suo appartamento del Palazzo Apostolico di città del Vaticano.
Vite da Vivere
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