| VITE da VIVERE |
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SAN GIUSEPPE DA COPERTINO Quarto appuntamento
“Patrono degli studenti, san Giuseppe da Copertino incoraggia il mondo della cultura, in particolare della scuola, a fondare il sapere umano sulla sapienza di Dio. Ed è proprio grazie a questa sua interiore docilità ai suggerimenti della sapienza divina che questo singolare Santo può proporsi come guida spirituale di ogni categoria di fedeli. Giovanni Paolo II
Il padre, Felice Desa, era un uomo buono e aveva firmato numerose cambiali ad amici bisognosi che rare volte riuscirono a restituire i prestiti e questo portò la famiglia a vivere in uno stato di miseria.
La madre, Franceschina Panca, durante una delle frequenti visite (o anche sequestri) in casa dei creditori scappò via in una strada andando a finire in una grotta dove dette alla luce Giuseppe.
In tenera età fu colpito da una grave malattia, dalla quale si riprese miracolosamente grazie all’intercessione della madonna di Galatone (Lecce) dopo sei anni. Era quindi adolescente e la malattia gli aveva portato via tutti i primi anni di studio e si ritrovava all’età del lavoro con solo qualche rudimento di grammatica. Non riusciva neanche a finire le fresi in quanto non trovava le parole giuste. Si distraeva facilmente e girovagava senza meta. Scelse così di fare il mestiere del calzolaio, ma qualcosa incominciava a fremere nel suo cuore. Il pensiero di farsi religioso era fisso. Aveva due zii nell’ordine francescano e quindi la sua volontà era quella di seguire le loro orme. Egli però fu respinto prima dal convento della Grottella e dopo da quello dei riformati a causa della sua poca cultura.
Riuscì ad entrare come novizio, nel 1620, nel convento dei Cappuccini di Martina Franca (Taranto) se non che lo mandarono via e gli tolsero l’abito dopo 8 mesi perché distratto e anche a causa di una malattia al ginocchio che lo aveva reso un peso per il convento. A questo riguardo esclamò: Mi pareva che con l’abito mi togliessero la pelle».
Per vergogna non volle tornare a Copertino e si recò ad Avetrana dove lo zio predicava la quaresima. Quest’ultimo gli disse che il padre era morto e che le autorità cercavano lui come erede dei beni. Lo condusse così in segreto a Copertino. Ci si mise anche l’altro zio a negargli l’accesso agli ordini sacri definendolo ignorante e incostante. La madre riuscì a farlo accettare come servitore presso il monastero dei Francescani Conventuali "La Grottella" di Copertino dove diede grande prova di umiltà, obbedienza e amore nella penitenza.
Fu deciso allora che poteva diventare un membro effettivo dell’ordine. Per far questo doveva studiare. Sapeva a malapena leggere e per lui cominciò un altro grande e duro periodo alle prese con gli studi.
Quando il 20 marzo 1627 andò a sostenere l’esame gli fu chiesto quell’unica cosa che lui aveva imparato bene a memoria e divenne diacono. All’esame per diventare Sacerdote, il Vescovo interrogò i primi candidati e restando soddisfatto dei risultati di essi promosse tutti anche Giuseppe. Il 28 marzo 1628 fu consacrato Sacerdote.
Spesso andava in estasi e molti lo videro sollevarsi da terra. Il popolo capì subito che in lui c’era qualcosa di straordinario. Il P. provinciale, saputo quanto accaduto lo inviò in parecchi conventi della puglia per risvegliare un po’ la santità dei confratelli. Sentì voci dentro di lui che gli dicevano : «Lascia le croci morte per le croci vive», gli apparve anche Gesù Bambino con una croce. Era l’inizio di un altro periodo difficile per Giuseppe.
Infatti ricevette un ordine del S. Ufficio che lo invitava a presentarsi al Tribunale dell’Inquisizione di Napoli (era stato denunciato da un vicario di un Vescovo). Non gli fu trovata nessuna colpa e sovente non mancò di sollevarsi da terra. Fu mandato dal Ministro Generale che non trovando anch’egli nessuna colpa e lo portò dal Santo padre.
Il tribunale dell’inquisizione decise comunque di tenerlo sottocontrollo e fu trasferito da un posto all’altro. Fu questo un momento molto triste per lui, un momento di aridità spirituale durante la quale non si sollevava nemmeno più da terra, era la nostalgia dei luoghi nativi e della «Mamma sua» (la Madonna).
Una voce però gli sussurrò «Che vuoi? che cerchi? Non sono io qua come là?». Era la voce di Gesù che lo consolava. Fu trasferito ad Assisi e questo gli procurò una enorme gioia prima però conobbe Papa Urbano VIII ed ebbe così tanta commozione davanti al vicario di Cristo che volò in alto.
Fu anche proclamato cittadino onorario di Assisi (infatti da quel momento chiamò San Francesco “suo paesano”). Ma anche questo finì in quanto Papa Innocenzo X tramite l’inquisitore di Perugia lo fece trasferire presso il convento di “Pietrarubbia” vicino Pesaro e ancora in un altro convento sempre vicino Pesaro.
Si sottomise con tanta fede alla Divina provvidenza e accettò tutto quello che Essa gli mandava. Il 10 luglio 1657 fu restituito ai frati conventuali e mandato nel convento della città di Osimo (Ancona) vicino Loreto dove secondo la tradizione la casa natale di Gesù fu trasportata dagli angeli. Appena sentì il nome della città subito si sollevò da terra. Ad Osimo restò fino alla morte (18 settembre 1663) e qui osservò sette Quaresime ogni anno durante le quali mangiava solo in Mercoledì e la Domenica. Alla sua morte i confratelli dovettero nascondere il suo corpo perché la gente cercava in tutti i modi di portar via un pezzo della tonaca e di toccarlo. Ora il corpo riposa nella cripta della basilica a lui dedicata.
Beatificato da Benedetto XIV il 24 febbraio 1753, fu canonizzato il 16 luglio 1767 da Clemente XIII.
E’ il patrono degli studenti, dei piloti e di chi viaggia in aereo. Si festeggia il 18 settembre.
S. Giuseppe da copertina era una uomo semplicissimo, un “fraticello” e per la sua ignoranza non era accolto bene da nessuna parte, lo accusavano di essere un impostore, lo trasferivano da un convento all’altro, lo rinchiudevano senza che potesse vedere nessuno ma lui soffriva in silenzio e si affidava alla Divina Provvidenza. Amava sinceramente Gesù e sua Madre e questo amore lo portava a sollevarsi da terra. Anche noi vogliamo pregare S. Giuseppe da Copertino di intercedere per noi presso Gesù di farci amare il Signore con quella semplicità e spontaneità con la quale lui lo ha amato. Gli chiediamo in oltre di proteggere tutti gli studenti e di illuminarli affinché “possano vivere bene una delle stagioni più importanti della loro vita”.
"Bisogna sempre pregare Dio, perché chi ottiene riceve da Lui il bene che chiede; chi non ottiene, riceve il bene di averglieLo chiesto: così sempre ciascuno da Lui torna carico di ricchezze e di grazie" san Giuseppe da Copertino
a cura di Francesco Carlucci
a cura di Francesco Carlucci |