| VITE da VIVERE |
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SANTA RITA DA CASCIA Quinto appuntamento
Quinto appuntamento con Vite da Vivere dedicato ad una delle Sante più famose e più amate dai fedeli, S. Rita. Il suo santuario è uno dei più visitato insieme ad Assisi e Norcia e Cortona.
Fu battezza a Cascia, a 5km da Roccaporena e i genitori dettero il meglio di loro nell’educarla. Si narra che durante la fanciullezza fu avvolta già da uno spirito di santità, confermato da una fede ben salda. Un giorno mentre la piccola riposava sotto un albero, uno sciame di api le avvolse il capo senza però mai pungerla anzi, producendo miele nei suoi capelli. Passava di li un contadino diretto verso la città per medicarsi la meno ferita con l’ascia di lavoro. Vedendo Rita e quello che gli accadeva tra i capelli infilò la mano per mandar via le api e miracolosamente la mano guarì. Visse tranquillamente gli anni dell’infanzia al borgo. Frequentava la chiesa di S. Agostino e scelse come suoi Santi protettori S. Agostino, S. Giovanni Battista e Nicola da Tolentino.
A tredici anni fu promessa sposa a Ferdinando Mancini anche se lei avrebbe preferito una vita religiosa ma accettò con semplicità e amore il matrimonio. Quest’uomo era un ufficiale che comandava la guarnigione di Collegiacone e aveva un carattere molto forte, impetuoso a tratti anche violento. Con la sua delicatezza e semplicità riuscì a cambiare il carattere del marito con lo stupore di tutto il paese. Ebbe così due gemelli. La situazione precipitò con la perdita dei genitori e l’uccisione del marito da parte di qualcuno che non gli aveva perdonato le passate violenza. I figli Giangiacomo Antonio e Paolo Maria educati da Rita secondo i principi a lei insegnati fin da bambina, furono convinti dagli zii a vendicare la morte del padre. Rita per non permettere che anche loro si macchiassero di tali colpe pregò fortemente il Signore così: “Io te li dono. Fà di loro secondo la tua volontà”. Un anno dopo si ammalarono e morirono.
Sciolta ormai dai vincoli familiari decise di entrare nel monastero di S. Maria Maddalena da Cascia, ma gli fu impedito per paura che le faide in cui era stata coinvolta la sua famiglia intaccassero anche il convento. Avvenne qui un altro fatto straordinario, dove secondo la tradizione alcuni angeli presero Rita da uno scoglio su un monte dove lei si ritirava a pregare e la portarono nel monastero. Le sorelle, vedendo Rita dentro e sapendo che tutte le porte erano chiuse capirono che qualcosa di eccezionale era accaduto. La accettarono e gli diedero posto nelle monache coriste cioè quelle che leggono l’Ufficio divino anche se lei non sapeva leggere.
Meditava fortemente la
passione di Gesù e il Signore gli concesse di partecipare al suo dolore
donandogli sulla fronte la stigma di una delle spine che portò per
quindici anni fino alla sua morte.
L’ultimo periodo della sua vita lo passò a letto. Un giorno ricevette la visita di una sua parente. Quando ella stava per andarsene gli chiese di portargli una rosa dall’orto, ma la parente disse che, essendo in inverno non ci potevano essere delle rosa, ma Rita insisté. Tornata a Roccaporena andò nel’orto dove vi era un roseto e qui trovò una sola rosa fiorita. La portò subito da Rita che la donò alle consorelle. Morì il 22 maggio 1475. Le sue ossa riposano nel santuario in un urna di cristallo. Le mani, il viso e i piedi sono mummificati mentre sotto l’abito di suora agostiniana vi è l’intero scheletro.
È patrona delle donne maritate infelicemente e dei casi disperati.
Esempio bellissimo di fedeltà al Vangelo, S. Rita seppe affrontare le disavventure della vita con fede e speranza nel Signore. Anche nei momenti difficili seppe trovare la forza per andare avanti e per riuscire a trasformare quelle situazioni più negative in cose buone, vedi ad esempio la trasformazione caratteriale del marito. Preferì offrire al Signore i suoi figli invece di vederli macchiati di una grave colpa. Preghiamo S. Rita affinché anche noi come lei possiamo affidarci teneramente nelle mani del Signore chiedendo a lui di guidare i nostri passi e di amarlo ogni giorno in maniera smisurata. Chiediamo infine di poter meditare in maniera profonda, come fece S. Rita la Passione di Gesù cosicché, convertiti possiamo annunciare il Vangelo ai nostri fratelli.
a cura di Francesco Carlucci
a cura di Francesco Carlucci |