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Sei stato fedele nel poco, prendi parte
alla gioia del tuo padrone
...Parole Di Vita...
montaggio
audio: Francesco Carlucci
Vangelo : Audiolibri
ed. San Paolo
sottofondo Vangelo:
E. Morricone: Gabriel's oboe
meditazione: www.pregare.org
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,14-30
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi
servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un
altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne
guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne
guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento,
andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti
con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri
cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho
guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo
padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi
parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore,
mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene,
servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel
poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e
disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai
seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a
nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto
dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto
affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato
il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha
i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà
nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il
servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore
di denti”».
Parola del Signore.
Quando leggo questo vangelo, la mia prima impressione è negativa, perché
non trovo giusto il fatto che uno riceva meno degli altri, né tanto meno
il fatto che, per via delle sue paure, sia punito, mentre il ricco e il
forte sono premiati. Questo mi succede perché prendo spontaneamente la
difesa di quello che considero il povero.
Poi, ricordandomi che si sta parlando del regno di Dio, penso che sto
sbagliando valutazione e che devo approfondire il testo evitando
considerazioni frettolose e superficiali.
Allora mi accorgo che un talento non è poco. Se si vuole quantificare,
diciamo che corrispondeva a 6000 giornate lavorative, pari a vent’anni
di stipendio; più di quanto posso mettere da parte in una vita. Inoltre,
dice il testo, sono distribuiti secondo le capacità di ciascuno. A me
per esempio non viene chiesto di fare il vescovo o l’astronauta, perché
non sarei capace. Dio sa meglio di me ciò che posso fare bene, per cui
preferisco rimettermi al suo discernimento, ringraziandolo per le
capacità che mi dà e anche per le capacità che dà agli altri e che mi
fanno comodo. Evito così di essere accecato dall’invidia, tanto più che
la ricompensa è uguale per tutti: prendere parte alla gioia del padrone.
Ciò che conta è far fruttificare i talenti. Quindi l’importante è capire
cosa ho ricevuto di buono, qual’è la mia ricchezza o, per dirlo in
chiave evangelica, cosa ho che mi dà la possibilità di arricchire gli
altri.
Dio è Amore; questo è la sua ricchezza e il talento che mi dona è ciò
che mi dà la possibilità di amare, tramite qualche servizio o lavoro. Il
Signore viene, dona, e poi si ritira per lungo tempo, lasciandomi libero
di usare dei suoi doni come meglio penso. Così va avanti il suo regno.
Purtroppo le cose non vanno sempre così, perché qualcuno, carico di
preconcetti dovuti alla sua storia personale, è diffidente, e vede in
questo padrone un despota, per cui non riesce né a lasciarsi amare, né
ad amare, perché deve pensare a difendersi. E’ la conseguenza del
peccato, di tutto ciò che mi allontana da Dio.
Il Padre si arrabbia e si dispera, perché più di così non sa cosa fare.
Il suo è lo sfogo di chi si sente incompreso, non di chi si vendica, e
la conseguenza è la lontananza dal Dio temuto, che ti lascia col
sentimento di nulla di fatto.
Per evitare questo, continuiamo a contemplare il Dio che Gesù si sforza
di rivelarci e che a tutti desidera dare qualche talento.
padre
Paul Devreux
fonti utilizzati www.lachiesa.it
testi selezionati da Giovanna F.
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