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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone

...Parole Di Vita...

mariadelsoccorso.commontaggio audio: Francesco Carlucci

Vangelo : Audiolibri ed. San Paolo

sottofondo Vangelo: E. Morricone: Gabriel's oboe

meditazione: www.pregare.org

 


 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,14-30
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Parola del Signore.


Quando leggo questo vangelo, la mia prima impressione è negativa, perché non trovo giusto il fatto che uno riceva meno degli altri, né tanto meno il fatto che, per via delle sue paure, sia punito, mentre il ricco e il forte sono premiati. Questo mi succede perché prendo spontaneamente la difesa di quello che considero il povero.

Poi, ricordandomi che si sta parlando del regno di Dio, penso che sto sbagliando valutazione e che devo approfondire il testo evitando considerazioni frettolose e superficiali.

Allora mi accorgo che un talento non è poco. Se si vuole quantificare, diciamo che corrispondeva a 6000 giornate lavorative, pari a vent’anni di stipendio; più di quanto posso mettere da parte in una vita. Inoltre, dice il testo, sono distribuiti secondo le capacità di ciascuno. A me per esempio non viene chiesto di fare il vescovo o l’astronauta, perché non sarei capace. Dio sa meglio di me ciò che posso fare bene, per cui preferisco rimettermi al suo discernimento, ringraziandolo per le capacità che mi dà e anche per le capacità che dà agli altri e che mi fanno comodo. Evito così di essere accecato dall’invidia, tanto più che la ricompensa è uguale per tutti: prendere parte alla gioia del padrone.

Ciò che conta è far fruttificare i talenti. Quindi l’importante è capire cosa ho ricevuto di buono, qual’è la mia ricchezza o, per dirlo in chiave evangelica, cosa ho che mi dà la possibilità di arricchire gli altri.

Dio è Amore; questo è la sua ricchezza e il talento che mi dona è ciò che mi dà la possibilità di amare, tramite qualche servizio o lavoro. Il Signore viene, dona, e poi si ritira per lungo tempo, lasciandomi libero di usare dei suoi doni come meglio penso. Così va avanti il suo regno.

Purtroppo le cose non vanno sempre così, perché qualcuno, carico di preconcetti dovuti alla sua storia personale, è diffidente, e vede in questo padrone un despota, per cui non riesce né a lasciarsi amare, né ad amare, perché deve pensare a difendersi. E’ la conseguenza del peccato, di tutto ciò che mi allontana da Dio.

Il Padre si arrabbia e si dispera, perché più di così non sa cosa fare. Il suo è lo sfogo di chi si sente incompreso, non di chi si vendica, e la conseguenza è la lontananza dal Dio temuto, che ti lascia col sentimento di nulla di fatto.

Per evitare questo, continuiamo a contemplare il Dio che Gesù si sforza di rivelarci e che a tutti desidera dare qualche talento.

 padre Paul Devreux


 


 

 

 

 

fonti utilizzati www.lachiesa.it

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