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La Chiesa, annunciatrice della potenza salvifica della Misericordia Divina. |
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Audio: Coroncina alla Divina Misericordia
Nel corso dei secoli l’uomo con la sua intelligenza e il suo lavoro ha contribuito a notevoli cambiamenti sia nel campo della scienza e della tecnica, come nella vita sociale e culturale e allo stesso tempo ha permesso l’avvicendarsi di inquietudini e impotenze che lo costringono ad una risposta radicale che egli sente di dover dare. Di fatto è proprio all'interno dell'uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. Da una parte infatti, come creatura, egli sperimenta in mille modi i suoi limiti; d'altra parte, si accorge di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna ed a rinunciare alle altre. Tuttavia, la minaccia riguarda anche molti altri pericoli che sono il prodotto di una civiltà materialistica, la quale accetta il primato delle cose sulla persona. L'uomo ha giustamente paura di restar vittima di una oppressione che lo privi della libertà interiore, della possibilità di esternare la verità di cui è convinto, della fede che professa, della facoltà di obbedire alla voce della coscienza che gli indica la retta via da seguire. Il permissivismo morale colpisce soprattutto l’ambito più sensibile della vita e della convivenza umana e di pari passo con ciò vanno la crisi della verità nei rapporti interumani, la mancanza di responsabilità nel parlare, il rapporto puramente utilitario dell'uomo con l'uomo, il venir meno del senso dell'autentico bene comune e la facilità con cui questo viene alienato.
Gran significato ha in questo ambito la costante meditazione della parola di Dio e, soprattutto, la partecipazione cosciente e matura all'Eucaristia e al sacramento della penitenza o riconciliazione. È il sacramento della penitenza o riconciliazione che appiana la strada ad ognuno, perfino quando è gravato di grandi colpe. In questo sacramento ogni uomo può sperimentare in modo singolare la misericordia, cioè quell'amore che è più potente del peccato. Appunto perché esiste il peccato nel mondo, Dio che «è amore» non può rivelarsi altrimenti se non come misericordia. Questa corrisponde non soltanto alla più profonda verità di quell'amore che è Dio, ma anche a tutta l'interiore verità dell'uomo e del mondo che è la sua patria temporanea. La misericordia in se stessa, come perfezione di Dio infinito, è anche infinita. Infinita quindi ed inesauribile è la prontezza del Padre nell'accogliere i figli prodighi che tornano alla sua casa. Nessun peccato umano prevale su questa forza e nemmeno la limita. Da parte dell'uomo può limitarla soltanto la mancanza di buona volontà, la mancanza di prontezza nella conversione e nella penitenza, cioè il perdurare nell'ostinazione, contrastando la grazia e la verità. La conversione a Dio, in realtà, consiste sempre nello scoprire la sua misericordia, cioè quell'amore che è paziente e benigno a misura del Creatore e Padre. La conversione a Dio è sempre frutto del «ritrovamento» di questo Padre che è ricco di misericordia. L'autentica conoscenza del Dio della misericordia, dell'amore benigno è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d'animo. Gesù
Cristo ha, inoltre, insegnato che l'uomo non soltanto riceve e
sperimenta la misericordia di Dio, ma che è pure chiamato a «usar
misericordia» verso gli altri. L'uomo giunge all'amore misericordioso di
Dio, alla sua misericordia, in quanto egli stesso interiormente si
trasforma nello spirito di tale amore verso il prossimo. La misericordia autenticamente cristiana è pure, in certo senso, la più perfetta incarnazione dell'«eguaglianza» tra gli uomini; eguaglianza che se introdotta mediante la giustizia si limita però all’ambito dei beni oggettivi ed estrinseci, mentre l'amore e la misericordia fanno si che gli uomini s'incontrino tra loro in quel valore che è l'uomo stesso, con la dignità che gli è propria. Cosi dunque, la misericordia diviene elemento indispensabile per plasmare i mutui rapporti tra gli uomini, nello spirito del più profondo rispetto di ciò che è umano e della reciproca fratellanza. Pertanto, l'amore misericordioso è sommamente indispensabile tra coloro che sono più vicini: tra i coniugi, tra i genitori e i figli, tra gli amici; esso è indispensabile nell'educazione e nella pastorale. Questo atteggiamento è parimenti amore verso Dio, che l'uomo contemporaneo a volte ha molto allontanato da sé, reso estraneo a se stesso, proclamando in vari modi che gli è «superfluo». Questo è, al tempo stesso, amore verso gli uomini, verso tutti gli uomini senza eccezione e divisione alcuna: senza differenza di razza, di cultura, di lingua, di concezione del mondo, senza distinzione tra amici e nemici. Questo è amore, ossia premurosa sollecitudine per garantire a ciascuno ogni autentico bene ed allontanare e scongiurare qualsiasi male. La ragione del suo essere, della Chiesa, è infatti quella di rivelare Dio, cioè quel Padre che ci consente di essere «visto» nel Cristo. Per quanto forte possa essere la resistenza della storia umana, per quanto marcata l'eterogeneità della civiltà contemporanea, per quanto grande la negazione di Dio nel mondo umano, tuttavia tanto più grande deve essere la vicinanza a quel mistero che, nascosto da secoli in Dio, è poi stato realmente partecipato nel tempo all'uomo mediante Gesù Cristo. Nella croce e nella resurrezione di Cristo è rivelata la Misericordia di Dio Ciò che avvenne il giorno di quel Venerdì santo con tutti i suoi capovolgimenti epocali per il genere umano è il segno evidente di un amore misericordioso di Dio, nel suo Figlio Gesù Cristo, che non ha misura. Colui che aveva deposto tutta la sua fiducia nel Padre ora cerca da parte di quegli uomini che aveva beneficato un atto di misericordia nei suoi atroci tormenti. Eppure trova un costante rifiuto dai più vicini a lui, esclusi pochi che ne comprendono la missione e ne partecipano dei suoi dolori e sofferenze, fisiche e morali. Questa è l’ulteriore dimostrazione che Dio rivela la sua Onnipotenza e il suo Amore nella debolezza e allo stesso tempo mostra la sua pienezza di giustizia che si fonda appunto sull’amore, dal quale tutto promana e ad esso tende. Nella passione e morte di Cristo , di fatto, si esprime «sovrabbondanza» della giustizia divina, perché i peccati dell'uomo vengono «compensati» dal sacrificio dell'Uomo-Dio. Una giustizia, che è propriamente giustizia «su misura» di Dio, che nasce tutta dall'amore: dall'amore del Padre e del Figlio, e fruttifica tutta nell'amore. Proprio per questo la giustizia divina rivelata nella croce di Cristo è «su misura» di Dio, perché nasce dall'amore e nell'amore si compie, generando frutti di salvezza. Credere in Cristo crocifisso significa, allora, credere che l'amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di male in cui l'uomo, l’umanità, il mondo sono coinvolti. Credere in tale amore significa credere nella misericordia che è come il suo secondo nome e, al tempo stesso, è il modo specifico della sua rivelazione ed attuazione nei confronti della realtà del male che è nel mondo, che tocca e assedia l'uomo, che si insinua anche nel suo cuore e può farlo «perire nella Geenna». La croce di Cristo è anche una rivelazione radicale della misericordia, ossia dell'amore che va contro a ciò che costituisce la radice stessa del male nella storia dell'uomo: contro al peccato e alla morte. La croce è come un tocco dell'eterno amore sulle ferite più dolorose dell'esistenza terrena dell'uomo. La croce di Cristo infatti ci fa comprendere le più profonde radici del male che affondano nel peccato e nella morte. Nella croce la rivelazione dell'amore misericordioso raggiunge il suo culmine. Nella sua risurrezione Cristo ha rivelato il Dio dell'amore misericordioso, proprio perché ha accettato la croce come via alla risurrezione. Il Cristo pasquale è l'incarnazione definitiva della misericordia, il suo segno vivente. Accanto al Cristo crocifisso e risorto c’è Maria, colei che conosce più a fondo il mistero della misericordia divina. Ne sa il prezzo, e sa quanto esso sia grande. In questo senso la chiamano anche Madre della misericordia. Attraverso la partecipazione nascosta e al tempo stesso incomparabile alla missione messianica del suo Figlio, Lei è stata chiamata in modo speciale ad avvicinare agli uomini quell'amore che egli era venuto a rivelare: amore che trova la più concreta espressione nei riguardi di coloro che soffrono, dei poveri, di coloro che son privi della propria libertà, dei non vedenti, degli oppressi e dei peccatori. Appunto a questo amore «misericordioso», che viene manifestato soprattutto a contatto con il male morale e fisico, partecipava in modo singolare ed eccezionale il cuore di colei che fu Madre del Crocifisso e del Risorto. Ed in lei e per mezzo di lei, esso non cessa di rivelarsi nella storia della Chiesa e dell'umanità. Tale rivelazione è specialmente fruttuosa, perché si fonda, nella Madre di Dio, sul singolare tatto del suo cuore materno, sulla sua particolare sensibilità, sulla sua particolare idoneità a raggiungere tutti coloro che accettano più facilmente l'amore misericordioso da parte di una madre. «Questa maternità di Maria nell'economia della grazia - come si esprime il Concilio Vaticano II - perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata». Gesù Cristo, volto della Misericordia divina Il Servo di Dio Giovanni Paolo II nel 1980 emana una sua enciclica sulla Divina Misericordia, nella quale ci ricorda che la Rivelazione di Dio all’umanità prende il via proprio da questo primordiale atto di amore gratuito e generoso verso di essa. Usando le parole dell’Apostolo Paolo, nella sua lettera ai fratelli della comunità di Efeso, egli ci mette dinanzi al volto misericordioso di Dio, che prende nome in Gesù Cristo, il suo Figlio primogenito, che ha chiamato a redimere e santificare il mondo. Riprendendo poi gli insegnamenti lasciatici da tutto il magistero ecclesiale, soprattutto del Concilio Vaticano II, il papa si sofferma a considerare come “la manifestazione dell'uomo, nella piena dignità della sua natura, non può aver luogo senza il riferimento, non solamente concettuale, ma integralmente esistenziale a Dio. L'uomo e la sua vocazione suprema si svelano in Cristo mediante la rivelazione del mistero del Padre e del suo amore”. E solamente rivolgendosi all’uomo che la Chiesa comprende come la sua missione deve orientarsi completamente in Gesù Cristo verso il Padre. Di fatto, l'apertura verso Cristo, che come Redentore del mondo rivela pienamente l'uomo all'uomo stesso, non può compiersi altrimenti che attraverso un sempre più maturo riferimento al Padre ed al suo amore. Mediante la «rivelazione» di Cristo possiamo conoscere Dio innanzitutto nel suo rapporto di amore verso l'uomo e in tal modo, in Cristo e mediante Cristo, diventa anche particolarmente visibile Dio nella sua misericordia. Cristo non soltanto parla di essa e la spiega con l'uso di similitudini e di parabole, ma soprattutto egli stesso la incarna e la personifca. Egli stesso è, in un certo senso, la misericordia. Per chi la vede in lui - e in lui la trova - Dio diventa particolarmente «visibile» quale Padre «ricco di misericordia». La mentalità contemporanea, ci ammonisce il santo padre, forse più di quella dell'uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l'idea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l'uomo, il quale, grazie all'enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra. Gesù Cristo, ci mostra fattivamente il volto della Misericordia Divina. Nella sua vita terrena Egli fa sempre riferimento a ciò che ha visto e udito dal Padre suo e lo manifesta in tanti modi. Manifesta cioè così che Lui è il Messia mandato nel mondo per salvare il mondo, come ci ricorda lui stesso in suo discorso alla folla di Gerusalemme.
Gesù, soprattutto con il suo stile di vita e con le sue azioni, ha rivelato come nel mondo in cui viviamo è presente l'amore, l'amore operante, l'amore che si rivolge all'uomo ed abbraccia tutto ciò che forma la sua umanità. Tale amore si fa particolarmente notare nel contatto con la sofferenza, l'ingiustizia, la povertà, a contatto con tutta la «condizione umana» storica, che in vari modi manifesta la limitatezza e la fragilità dell'uomo, sia fisica che morale. Nell'insegnamento di Cristo stesso questa immagine della misericordia divina, ereditata dall'Antico Testamento, si semplifica ed insieme si approfondisce. Ciò è forse più evidente nella parabola del figliol prodigo. A ciò contribuisce l'analogia che consente di comprendere più pienamente il mistero stesso della misericordia, quale dramma profondo che si svolge tra l'amore del padre e la prodigalità e il peccato del figlio. La misericordia - come l'ha presentata Cristo nella parabola del figliol prodigo - ha la forma interiore dell'amore che nel Nuovo Testamento è chiamato «agápe». Tale amore è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria umana e, soprattutto, su ogni miseria morale, sul peccato. Quando ciò avviene, colui che è oggetto della misericordia non si sente umiliato, ma come ritrovato e «rivalutato». La parabola del figliol prodigo esprime in modo semplice, ma profondo, la realtà della conversione. Questa è la più concreta espressione dell'opera dell'amore e della presenza della misericordia nel mondo umano. Il significato vero e proprio della misericordia non consiste soltanto nello sguardo, fosse pure il più penetrante e compassionevole, rivolto verso il male morale, fisico o materiale: la misericordia si manifesta nel suo aspetto vero e proprio quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell'uomo. a cura di P. Maurizio |